L’articolo mette a confronto l’amico immaginario dell’infanzia con i nuovi “amici artificiali” basati sull’IA: se il primo nasce dal mondo interiore del bambino e aiuta a elaborare emozioni, paure e desideri, il secondo è un sistema esterno progettato per interagire, adattarsi e mantenere viva la conversazione. La loro diffusione solleva interrogativi sui bisogni che spingono i bambini a cercarli e sul possibile impatto sullo sviluppo emotivo e relazionale, invitando a osservare il fenomeno con attenzione e consapevolezza.