Quando regalare lo smartphone: non è solo una questione di età.
A cura di Dott. Giorgio Cipriani, Formatore e Pedagogista esperto in Media Education
La Società Italiana di Pediatria indica i 13 anni come riferimento per lo smartphone personale. Ma una data sul calendario, da sola, non basta: servono maturità, regole condivise e una presenza adulta capace di accompagnarne l'uso nel tempo.
«Ce l'hanno tutti». Prima o poi, in molte famiglie, arriverà questa affermazione e i genitori dovranno trovare una risposta che non possa riassumersi in "No e basta!", così non funziona ma soprattutto fa intravvedere una domanda: si è riflettuto in profondità sulla scelta più opportuna per i nostri figli? Quali sono le convinzioni che vogliamo approfondire e portare avanti?
È importante ascoltare queste le richieste di ragazzi e ragazze senza liquidarle con una parola e chiederci il motivo di questa richiesta. Può esserci il bisogno pratico di comunicare, il desiderio di appartenenza, la pressione del gruppo o la ricerca di maggiore sicurezza da parte degli adulti. Uno smartphone, però, non serve soltanto a telefonare: porta con sé Internet, app, notifiche, video, giochi, messaggistica e, spesso, social media. Entra in tasca, ma anche nelle relazioni, nel sonno, nello studio e nei momenti di noia.
Per questo l'età è un riferimento importante, non una risposta completa.

Tredici anni: un riferimento utile, non un'autorizzazione automatica
Nel gennaio 2026 la Società Italiana di Pediatria ha raccomandato di rinviare lo smartphone personale almeno fino ai 13 anni, di evitare prima di quell'età l'accesso non supervisionato a Internet e di posticipare il più possibile l'ingresso nei social media. La SIP invita inoltre a mantenere dialogo, supervisione e strumenti di controllo in tutte le fasce d'età.
È un'indicazione chiara e preziosa, anche perché aiuta le famiglie a resistere all'idea che anticipare sia inevitabile. Non significa, tuttavia, che al compimento dei 13 anni ogni adolescente sia automaticamente pronto. La preparazione dipende dalla persona, dai bisogni concreti, dalle competenze sviluppate e dalla possibilità degli adulti di accompagnarne l'uso.
I due criteri non sono in contrasto. Possiamo considerare i 13 anni una soglia prudenziale e, nello stesso tempo, valutare la situazione concreta. Posticipare tutela un tempo di crescita; osservare la maturità evita di trasformare un compleanno in un'autorizzazione automatica.

Tra ciò che i genitori pensano e ciò che accade davvero
La distanza tra intenzioni e vita quotidiana emerge con chiarezza dai dati italiani. Il rapporto Censis Essere genitori oggi, pubblicato nel maggio 2026, rileva che il 46,4% dei genitori autorizza l'uso dello smartphone entro i 10 anni, il 68,4% entro gli 11 e il 90,4% entro i 12. Nello stesso rapporto, il 79,2% afferma che oggi essere genitori è più difficile che in passato.
Questi numeri raccontano anche la fatica di gestire richieste insistenti, spostamenti, esigenze organizzative e il timore che la propria figlia o il proprio figlio resti escluso dal gruppo. La pressione sociale è reale.
Può essere utile distinguere tre domande che spesso vengono sovrapposte:
Serve un mezzo per comunicare con la famiglia?
Serve l'accesso a una chat con i coetanei?
Serve davvero navigare in Internet?
Uno smartphone non rappresenta necessariamente la soluzione più adatta a tutti e tre i bisogni.
Uno smartphone non consegna competenze sociali

Lo smartphone può facilitare le relazioni, ma non insegna automaticamente a costruirle. Permette di ricevere informazioni, organizzarsi e sentirsi parte del gruppo; allo stesso tempo, espone ragazze e ragazzi a conversazioni ambigue, esclusioni, conflitti, immagini da interpretare e pressioni a rispondere immediatamente e non lasciare il visualizzato.
Dare un dispositivo non equivale a trasmettere competenze sociali. La capacità di ascoltare, sostenere un confronto, riconoscere i confini, chiedere scusa o comprendere il tono di un messaggio si sviluppa soprattutto attraverso relazioni reali e una presenza educativa. Queste competenze sono necessarie anche online, ma non nascono con l'apertura di un account.
Inoltre, molte piattaforme sono progettate per trattenere l'attenzione. Scorrimento infinito, notifiche e raccomandazioni personalizzate possono rendere difficile interrompere l'uso persino agli adulti. Il problema, quindi, non riguarda soltanto la forza di volontà di chi riceve il telefono: conta anche l'ambiente digitale nel quale entra.

Che cosa ci dice la ricerca recente
Uno studio pubblicato su Pediatrics nel 2026 ha analizzato 10.588 partecipanti dell'Adolescent Brain Cognitive Development Study. A 12 anni, il possesso di uno smartphone risultava associato a maggiori probabilità di depressione, obesità e sonno insufficiente rispetto al non possesso.
È importante interpretare questi risultati con prudenza: un'associazione non dimostra, da sola, che lo smartphone sia la causa diretta. Possono incidere le abitudini, il contesto familiare, le modalità d'uso, le applicazioni installate e condizioni già presenti. Lo studio, però, rafforza l'idea che la consegna del dispositivo non debba essere considerata un gesto neutro.
Anche la presenza adulta conta, e non soltanto in termini di controllo: l'esempio è fondamentale. Non basta chiedere a ragazze e ragazzi di posare il telefono. Occorre domandarsi quale modello offriamo e quale qualità di attenzione riusciamo a garantire nella vita quotidiana.
Prima dell'acquisto: osservare la preparazione
Più che chiedersi soltanto «Ha l'età giusta?», può essere utile osservare alcune competenze:
- Sa rispettare gli accordi anche quando l'adulto non è presente?
- Riesce, con un sostegno adeguato, a interrompere un'attività piacevole?
- Sa chiedere aiuto quando riceve un messaggio che provoca disagio?
- Comprende che foto, parole e dati condivisi possono circolare oltre il destinatario iniziale?
- Sa affrontare un conflitto senza reagire immediatamente o coinvolgere l'intero gruppo?
- Accetta che il telefono non sia presente durante i pasti, il sonno, lo studio e alcuni momenti familiari?
Non serve rispondere «sì» a tutto in modo perfetto. Queste domande aiutano a riconoscere quali competenze sono già presenti e quali dovranno essere allenate insieme.
C'è poi una domanda rivolta agli adulti: quanto tempo siamo davvero disponibili a investire? Configurare il dispositivo è soltanto l'inizio. Servono conversazioni, verifiche, aggiustamenti e la disponibilità ad ascoltare, senza trasformare ogni errore in una punizione definitiva.
Vale la pena interrogarsi anche sulle motivazioni adulte: stiamo consegnando il telefono per sostenere l'autonomia di nostra figlia o nostro figlio, oppure per rispondere soprattutto al nostro bisogno di controllo e sicurezza? Riconoscere le nostre esigenze permette di capire se, e in quale misura, incontrano quelle di ragazze e ragazzi.

Esistono passaggi intermedi
Tra «nessun telefono» e «smartphone completo e personale» esistono diverse possibilità. Possiamo scegliere soluzioni che consentano di comunicare senza aprire subito l'intero ecosistema digitale di Internet.
Una famiglia può valutare:
- un telefono semplice per chiamate e messaggi;
- un dispositivo familiare, utilizzato quando serve e lasciato in uno spazio comune;
- uno smartwatch con funzioni limitate, ricordando però che resta un dispositivo sempre indossato;
- uno smartphone inizialmente privo di social e con poche app concordate;
- un accesso graduale, nel quale nuove funzioni vengono introdotte man mano che crescono responsabilità e capacità di gestione.
Una soluzione intermedia non è una punizione. È un modo per distinguere il bisogno di contatto dall'accesso illimitato a Internet e per imparare un passo alla volta.

Cinque indicazioni pratiche per iniziare
- Chiarite il bisogno prima di scegliere il dispositivo. Scrivete insieme a che cosa dovrebbe servire: contatti familiari, spostamenti, chat scolastica, musica o altro. Se il bisogno è circoscritto, può esserlo anche lo strumento.
- Stabilite poche regole comprensibili e valide anche per gli adulti. Per esempio: niente telefoni a tavola o in camera durante la notte; notifiche non essenziali disattivate; orari e luoghi di ricarica condivisi.
- Configurate insieme privacy e sicurezza. Controllate account, download, localizzazione, acquisti, filtri e recupero delle password. Spiegate il motivo di ogni impostazione: il controllo senza dialogo rischia di insegnare soprattutto a nascondere.
- Separate smartphone e social media. Ricevere il primo telefono non comporta l'apertura immediata di tutti i social. Ogni piattaforma richiede una valutazione specifica di età, privacy, contenuti e capacità di gestione. Ricordiamo che attualmente per poter accedere ad una piattaforma social come TikTok o WhatsApp sono necessari almeno 13 anni con il consenso dei genitori.
- Considerate l'avvio un percorso da verificare nel tempo. Fissate un momento regolare per chiedervi che cosa funziona, che cosa crea fatica e quali accordi vanno rivisti. Una maggiore responsabilità può portare più autonomia; una difficoltà può richiedere un passo indietro temporaneo, non una condanna.
Uno smartphone può diventare uno strumento utile di comunicazione, autonomia e partecipazione. Perché l'esperienza sia positiva, però, non basta acquistarlo e impostare qualche limite. Occorre investire tempo, mostrare coerenza, accogliere gli errori e accompagnare gradualmente la crescita.
Non esiste soltanto un'età giusta: conta anche quanto una ragazza o un ragazzo è pronta/o e quanto la famiglia può accompagnare l'ingresso dello smartphone nella vita quotidiana.

Bibliografia
- Società Italiana di Pediatria, Digitale e bambini: le nuove raccomandazioni SIP, 27 gennaio 2026.
- Censis, Una scelta coraggiosa: essere genitori nonostante tutto, maggio 2026.
- American Academy of Pediatrics, Digital Ecosystems, Children, and Adolescents: Policy Statement, Pediatrics, 2026.
- Radesky J., American Academy of Pediatrics, Your Child's First Phone: Are They Ready?, aggiornato il 3 giugno 2026.
- Nagata J. M. e altri, Smartphone Ownership, Age of Smartphone Acquisition, and Health Outcomes in Early Adolescence, Pediatrics, 2026.