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Settembre: il rito del ritorno.

A cura di Dott.ssa Martina Pinaroli, Pedagogista, Formatrice ed Educatrice 

Settembre non è la fine di qualcosa, ma un inizio sottovoce. Un invito a ricominciare con presenza, senza fretta.

C’è un momento sospeso, fragile e quasi impercettibile, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre.
Un momento in cui l’aria cambia tono, come se volesse dirci qualcosa senza usare parole.
Non è ancora fredda, ma è diversa. Sa di quaderni nuovi, di zaini poggiati all’ingresso, di agende vuote che aspettano il primo appunto, di tisane bevute con la finestra aperta.

Cambiano la luce, i colori, e forse, ci sentiamo un po diversə anche noi. 

Profumo di ripartenza

Settembre arriva sempre così, senza fare rumore, come un nuovo inizio, graduale e gentile, che non pretende nulla. Anzi, talvolta non viene accolto benissimo: la percezione della ripartenza è spesso accomapagnata da emozioni grige come alcune delle sue nuvole. 
Questo mese non porta con sé i brindisi, liste di buoni propositi né i fuochi d’artificio. Eppure, se si ascolta bene, nasconde dentro di sé la possibilità di nuove partenze. Un inizio che non esplode, ma germoglia piano, nella routine che ritorna, nei volti che si rivedono, nei gesti che ritrovano la loro strada.

In questo articolo non troverai consigli pratici su come impostare la tua routine, né indicazioni su cosa fare per assicurarti che il rientro alla vita quotidiana vada nel modo “giusto”: questo perché — molto spesso — questi suggerimenti rischiano di diventare un rumore in più, un’altra lista da spuntare, una pressione sottile che ci allontana da noi anziché riportarci a casa.
Ciò che può davvero fare la differenza, soprattutto in questo tempo di passaggio, non è fare di più, ma iniziare ad ascoltarsi.
Con sincerità, con pazienza, con quella gentilezza che raramente riserviamo a noi stessə.

Fermarsi un attimo, respirare, chiedersi con onestà: di cosa ho bisogno, adesso?
E permettersi di rispondere, senza giudizio.

La spirale del cambiamento 

Tornare alla vita “di sempre” dopo la libertà dell’estate può sembrare difficile, a tratti persino innaturale.
C’è chi si sente fuori posto, chi fatica a ritrovare il ritmo, chi ha lasciato qualcosa nel mare — un pensiero, una versione più leggera di sé — e ora ha paura di perderla.

E va bene così.

Perché ogni estate ci trasforma, anche se non ce ne accorgiamo. Anche se non abbiamo fatto nulla di straordinario. Non siamo uguali a prima, perchè nel frattempo, abbiamo fatto un pezzettino di strada. 
A volte basta esserci statə.

Aver respirato, rallentato, ascoltato il silenzio. E questo, oggi più che mai, può essere un atto di coraggio.

Tornare richiede forza, ma non quella rumorosa che si mostra.
Serve una forza silenziosa, che si misura in gesti piccoli e continui: alzarsi al mattino, scegliere di partecipare, restare presenti, provare a trovare senso in quello che si fa.
E anche, forse soprattutto, scegliere di farlo con gentilezza verso sé stessə, senza aspettative da supereroə, senza la corsa al “fare subito tutto”.

Ma che cosa significa, davvero, stare in presenza?

Significa permettersi di essere dove si è, con ciò che c’è, senza fuggire altrove con la mente o con il cuore. È un modo (talvolta difficile) di abitare il momento, anche quando è imperfetto, anche quando ci è un po' scomodo. 
Stare in presenza non vuol dire controllare tutto, né eliminare il disagio.
Vuol dire accorgersi: di come respira il corpo, di cosa sta provando il cuore, di quali pensieri stanno bussando alla porta della nostra attenzione. Dei nostri desideri, di chi siamo ora. 

È scegliere, ogni volta che si può, di tornare a noi.
Anche solo per un respiro.
Anche solo per ascoltare davvero chi abbiamo di fronte, o per sentire il calore della tazza tra le mani. Anche solo per tornare ad essere grati dei passi che abbiamo percorso e di quelli che devono ancora compiersi. 

Vedi allora che forse, questo Settembre....

...potrebbe essere un invito a rientrare in punta di piedi.
A non forzare il passo, ma ad ascoltare il proprio ritmo.
A lasciare spazio per ciò che conta, senza riempire ogni secondo.
A portare con sé un po’ della luce dell’estate, quella che scalda dentro anche quando le giornate si accorciano.

A volte non si è prontə. A volte si torna a pezzi, già stravolti. Eppure si può ricominciare anche così, con quello che c’è.

Un pensiero da portare con sé, durante questo mese:

Non è necessario correre.
Non serve recuperare il tempo perso.
Si può semplicemente riprendere il filo.

E se ogni tanto quel filo si annoda, non è un errore:
è solo una forma diversa del cammino.

Ben ritrovatə, in questo tempo di passaggio.
Che possa essere un inizio lento, vero e pieno di presenza.

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