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Letteratura per l'infanzia

Silent Book: magia di Immagini e Silenzi

“Narrare con le immagini ciò che non si può dire altrimenti è anche un modo per evocare la forza primogenita del linguaggio, quella dimensione metaforica che ci ricorda che siamo esseri in mutamento…”  M. Terrusi

 

La magia del Silenzio

I Silent Book sono libri che rientrano in quella che Terrusi (2017) definisce “letteratura silenziosa” poiché, non avendo alcun testo scritto, lasciano che si compia la “magia del silenzio”, entro la quale ogni lettore può farsi trasportare dall’immaginazione e dalla creatività. 

Il “silenzio” della parola scritta del Silent Book, incoraggia in chi legge l’espressione verbale e la produzione originale del linguaggio: mentre si vive la lettura ci si apre molto naturalmente al dialogo e all’interazione con l’altro. 

I Silent sono albi che parlano tutte le lingue, proprio perchè lo fanno esclusivamente attraverso le immagini, superando così ogni barriera linguistica: educano allo sguardo, regalano ai lettori momenti di meraviglia e di “spaesamento”, alimentano la capacità immaginativa e instaurano una nuova relazione con la parola (Terrusi, 2017). La narrazione, di tipo puramente visivo, sollecita continuamente uno scambio attivo e creativo tra autore e lettore.

Un Silent di qualità offre immagini molto chiare e strettamente collegate tra loro, dei personaggi ben caratterizzati e rispetta sempre una logica nella narrazione, seguendo quella sorta di sceneggiatura che l’autore ha ideato. 

“La libertà di sperimentazione in questi libri è una garanzia di diritto: la loro molteplicità si oppone all’omologazione del pensiero, è resistenza attiva all’impoverimento del linguaggio, contrasta i meccanismi di indifferenza e separatezza fra le persone”  M. Terrusi

 Concerto per alberi, L. Devernay

Le origini in Italia

L’affermarsi dei Silent Book nel nostro Paese si deve soprattutto al lavoro di Rosellina Achinto, con la sua Emme Edizioni; uno spartiacque storico può collocarsi sicuramente nel 1960, con l’uscita di uno dei Silent più conosciuti e amati ancora oggi: “La mela e la farfalla”, edito inizialmente da Bompiani e progettato da Gabriella Ferrario, detta Iela, con il marito Enzo Mari. Un libro che ha aperto la strada a questa meravigliosa letteratura “silenziosa” e a cui ne sono seguiti molti altri, citati e pubblicati in tutto il mondo, perlopiù degli stessi autori. 

L’origine dei Silent però può essere ricollocata anche nel Visual Design, inteso nelle parole di Falcinelli (in Terrusi, 2017) come “la progettazione di tutto ciò che percepiamo con gli occhi, ma in sinestesia con gli altri sensi, e in rapporto all’immaginazione”. Da questa corrente nasce nel 1949 il primo libro dei “Libri illeggibili” di Munari che sono non solo oggetti d’arte, ma anche oggetti di visual design, progettati per lettori bambini e non, con pagine di colore, grammatura, qualità, fustellatura e materiale diversi.  Sul filo di questa ricerca Munari progetterà nel 1980 i “Pre libri”, volumetti di materiali diversi 10 cm X 10 cm, senza altre parole che non siano il titolo “libro”, che offrono possibilità progettuali percettive diverse, non tanto legate alla narrazione ma a percezioni sinestetiche, che partono dal tatto e dallo sguardo. I “Pre libri” di Munari hanno un chiaro obiettivo estetico e poetico: educare al libro stesso e alla fruizione della sua forma e del linguaggio delle immagini.

Un’ulteriore spinta alla diffusione e alla conoscenza dei Silent è stata data da Silent Book Destinazione Lampedusa – 2012 – Progetto di cooperazione promosso dalla sezione italiana di IBBY, con il sostegno della rete internazionale.

Come si legge un Silent Book?

Questa è una domanda che spesso mi sento rivolgere da educatori, insegnanti o genitori che si stanno approcciando per le prime volte al meraviglioso mondo dei Silent e una risposta non c’è… semplicemente perchè non esiste un «modo corretto» di leggerli: la storia può cambiare ogni volta a seconda del momento, del lettore e dell’interpretazione, come accade peraltro per tutti gli albi illustrati (anche quelli che utilizzano la parola scritta). Si tratta di una possibile «scuola di fabulazione», per citare il grande Calvino, di un vero e proprio esercizio alla lettura delle immagini e alla creazione poetica. 

Anche se (fortunatamente) non esiste un modo univoco o “corretto” di leggere un albo silenzioso, sicuramente chi conduce la lettura deve avere diverse attenzioni per poter prendersi cura della narrazione e di chi ascolta: sfoglia le pagine, si rende disponibile a rallentare, a soffermarsi o a tornare indietro per poter rivedere alcune immagini, mettendosi a servizio di chi guarda.

Chi guida la lettura può accompagnare i lettori attraverso il libro, stimolandone l’attenzione, mostrandone semplicemente le pagine, in silenzio, oppure raccontando quello che vede (utile farlo soprattutto all’inizio dell’esperienza); pone domande aperte, quelle che iniziano con come, cosa, chi, dove, quando, perché, utili non tanto per chiarire ciò che accade, ma per incoraggiare la conversazione e l’ascolto reciproco.

Solitamente noi lettori adulti, a differenza dei bambini, appariamo più titubanti, poichè siamo abituati ad interpretare le immagini attraverso il testo, a voler comprendere nell’immediato il senso della narrazione; necessitiamo di un tempo ben più ampio, rispetto a quello dei piccoli, per lasciarci catturare e “spaesare” dalle pagine di un Silent. Ma quando percepiamo le infinite possibilità che esso offre, ci lasciamo sedurre dal nostro stesso immaginario e da un tipo di comprensione che io chiamerei “creativa”.

C’è bisogno di fare un passo indietro e mettersi in ascolto, per cogliere i pensieri e le parole dei bambini. Lasciamo che siano proprio loro i primi a raccontare ciò che vedono, rilanciamo le loro domande per stuzzicare la fantasia e la curiosità. I silent book si prestano ad essere sfogliati e spogliati…

Avvicinarsi ai Silent richiede gradualità e rispetto dei tempi di ognuno: la maggior parte dei libri silenziosi e’ consigliata a partire dai 3/4 anni d’età, ma niente vieta di iniziare ad utilizzarli anche prima… dipende sempre da quanto il bambino o la bambina (o il gruppo di bambini) sono abituati a leggere, ai loro tempi di attenzione e al tipo di approccio che hanno nei confronti della lettura. 

Per “preparare il terreno” e avvicinare con gradualità i bambini ai Silent, possiamo proporre alcuni libri senza testo (o comunque con pochissime parole) molto semplici, già nei primi due anni di vita, con immagini chiare e una narrazione di facile comprensione, come ad esempio "Guarda fuori",  "Il libro bianco",  "Niente da fare" e molti altri, di Silvia Borando, tutti editi da Minibombo.

Durante le prime esperienze con i Silent Book, possiamo accompagnare i bambini  intervenendo con domande-stimolo, ad es.“Cos’è questo oggetto? Che cosa sta facendo quel personaggio?…”. I bambini leggono il nostro linguaggio non verbale (viso, gestualità, corpo..) e una lettura attiva, enfatizzata dal tono della voce, li aiuta di certo a decodificare espressioni ed emozioni, interiorizzandole e rielaborandole.

Cosa ci chiede il Silent Book?

Innanzitutto ci chiede il silenzio e prima di ogni altra cosa di essere guardato attentamente, dall’inizio alla fine, con pazienza; ci chiede di accogliere le sue provocazioni visive per riuscire ad aguzzare lo sguardo e, come dice Terruzzi (2017),”di sopportare il «fastidio» di una comprensione parziale e non immediata, di credere nell’esercizio umile del dubbio, nell’affidamento del pensiero allo sguardo, nel passaggio da un tipo di intelligenza a un altro”. Il Silent ci chiede anche di non essere «incasellato» in etichette o contenitori di temi/argomenti…

«Quello che suggerisco agli adulti è di cercare i temi a partire dai libri, non cercare i libri partendo dai temi»  N. Gramantieri

Ci chiede inoltre di richiamare le nostre esperienze, di dare un senso ai vuoti che si incontrano, di leggere un ordine nel caos, di percepire il desiderio di costruire il racconto, di trovare le parole per domandare conferme agli altri di ciò che si sente, si capisce, si vede e si conosce…

E’ in questo senso che il lettore diventa co-creatore del libro e non necessita di “procedure o suggerimenti” strutturati per leggerlo o per comprenderlo. Pensiamo quindi a quanti stimoli, sia affettivi che cognitivi, possa offrire il Silent Book ai bambini: diventa allenamento di empatia (essendo momento prezioso di condivisione), incentivo all’ascolto, promozione del linguaggio verbale, rinforzo dell’autostima e spinta per un tipo di pensiero divergente e creativo.

Ed è con questa meravigliosa immagine di "L’ombrello rosso" di I. e D. Schubert, che auguro ad ognuno e ad ognuna di noi, di poter vivere appieno quel senso di spaesamento che solo un Silent ci può regalare, per approdare su immaginari sempre più aperti.

Articolo a cura di Dott.ssa Marisol Trematore, Pedagogista, Formatrice e Counselor – Co-Fondatrice Il Circo della Farfalla

 

Bibliografia:

  • Grammatica della fantasia, Gianni Rodari, Einaudi Ragazzi, 2010
  • Meraviglie Mute. Silent book e letteratura per l’infanzia, Marcella Terrusi, Carocci editore, 2017

Spunti Bibliografici Silent Book:

  • Animali nel prato, I. Mari, Babalibri
  • Chiuso per ferie, M. Celija, Topipittori
  • Concerto per alberi, L. Devernay, Terre di Mezzo
  • Flotsam, D. Wiesner, Andersen Press
  • Gita sulla luna, J. Hare, Babalibri
  • Guarda fuori, S. Borando, Minibombo
  • I libri delle stagioni, R. S. Berner, Topipittori
  • Il libro bianco, S. Borando, L. Clerici, E. Pica, Minibombo
  • Il palloncino rosso, I. Mari, Babalibri
  • L’albero, I. Mari, Babalibri
  • L’ombrello rosso, I. e D. Schubert, Lemniscaat
  • L’Onda, S. Lee, Corraini
  • L’uovo e la gallina, I. e E. Mari, Babalibri
  • La gara delle coccinelle, A. Nielander, Terre di Mezzo
  • La mela e la farfalla, I. e E. Mari, Babalibri
  • Mirror, S. Lee, Corraini
  • Mvsevm, J. S. Castan, Orecchio Acerbo
  • Nel mio giardino il mondo, I. Penazzi, Terre di Mezzo
  • Niente da fare, S. Borando, Minibombo
  • Un giorno un cane, G. Vincent, Gallucci Editore

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