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Genitori, Educatori

Lo facciamo insieme, Vuoi?

Lasciamoci aiutare dai nostri bambini!

I bambini ci osservano fin dai primi mesi di vita: dalla loro culla, dal pavimento o in braccio a qualcuno guardano l’affaccendarsi della vita familiare, dei genitori che cucinano, che sistemano, che puliscono. Ad un tratto quando iniziano a camminare o quando i loro movimenti sono più sicuri ecco che come per magia non possono più solo osservare...possono PARTECIPARE!

Questo momento è spesso ricordato da mamma e papà come il momento in cui “non possono più fare niente”! I loro bambini e le loro bambine sono ovunque, vogliono toccare e fare, perciò la gestione della casa può diventare più difficile.

Una "mente assorbente"

Se osserviamo questo momento da un altro punto di vista, quello del bambino, potremmo interpretare questi comportamenti come la nascita di un folle e appassionato DESIDERIO di fare, partecipare, collaborare, imitare. Non a caso quello che viene definito come gioco imitativo/ gioco simbolico non è altro che la riproduzione di gesti o azioni che i bambini osservano e conservano grazie a quella che Maria Montessori definisce “mente assorbente”.

Lasciar partecipare i più piccoli alla “vita domestica” potrebbe essere il compromesso perfetto per rispondere al loro desiderio e contemporaneamente svolgere quelle mansioni necessarie di routine domestica.

Non cadiamo però nella trappola del “tenere occupato” il bambino: si tratta di trovare delle possibilità e dei momenti in cui genitori e figli possano fare qualcosa Insieme! Un tempo disteso di condivisione e collaborazione.

Sono occasioni anche per lasciar sperimentare al bambino le sue competenze, coltivare i suoi interessi. Se osserviamo un bambino dai 12 mesi in poi possiamo notare come i suoi giochi talvolta lo interessino per brevi momenti e che la sua attenzione sia piuttosto catturata dagli sportelli che si aprono e si chiudono, da contenitori da riempire e svuotare, da oggetti di uso quotidiano che possono essere rumorosi (come cucchiai e mestoli). Cerchiamo per prima cosa di cogliere i suoi interessi e partiamo da li! La partecipazione cambia e si evolve con il bambino, con il maturare delle sue capacità e competenze.


All’inizio è possibile creare dei momenti di attività “in paralello” per esempio, mentre il genitore cucina può mettere a disposizione una pentola e qualche cucchiaio al suo bambino o alla sua bambina, o se stende può predisporre una bacinella con qualche vestitino dentro, così che possa svuotarla e riempirla, nel pulire il bagno possiamo offrire una spugna.

Man mano che bambini e bambine crescono, anche le modalità di coinvolgerli possono cambiare: possiamo iniziare a fare qualcosa insieme, mostrando come fare per esempio a lavarsi le mani, ad asciugare un coperchio, dove riporre gli oggetti.

Relazione e Fiducia

Nelle cosiddette “Presentazioni ai più piccoli” utilizzate nelle scuole montessoriane il mostrare come si utilizza un oggetto o come si svolge un’azione è un momento affettivo di relazione fra adulto e bambino, un momento speciale e riservato dove i minori possono osservare l’adulto per capire come agire a loro volta con maggiore sicurezza. I gesti possono essere inizialmente accompagnati ma è importante quando il bambino mostra il desidero di fare da solo donare lui la fiducia necessaria e la libertà di provarci! (Honneger Fresco G.; “Da solo, io!” Edizioni la Meridiana, 2018)

Ciò che conta in questi momenti non è il risultato quanto piuttosto che si sia portato a termine un compito insieme, ognuno con le sue capacità!

Con gradualità cerchiamo sempre di “alzare un po’ l’asticella” proponendo sfide più difficili e accattivanti, o lasciando che provi a fare da solo qualcosa per cui lo abbiamo sempre aiutato: spesso sono i bambini stessi che ce lo chiedono!

Potranno così contribuire in maniera sempre più autonoma a portare a termine un compito: riempire la lavatrice, apparecchiare la tavola, portare gli indumenti da stendere, spolverare, mettere le stoviglie nella lavastoviglie, svuotare i sacchetti della spesa... a noi il compito di riconoscere (e verbalizzare!) le capacità che si affinano!

Teniamo a mente...

Proporre al bambino di partecipare significa investire Tempo e Pazienza. Scegliamo con attenzione quando e come coinvolgerlo! Devono essere momenti sostenibili per il genitore in primis, tempi distesi e tranquilli. Significa stare con il bambino o la bambina in modo autentico, per il piacere di stare insieme! Partecipare insieme a qualcosa che stiamo facendo e poi innervosirci per la fretta potrebbe essere controproducente (anche se assai comprensibile): ci si ritroverebbe con un bambino arrabbiato, un genitore frustrato... e nulla di concluso!

Non è necessario che il bambino partecipi a TUTTE le faccende, siamo noi adulti che dobbiamo porre dei limiti, limiti che esistono anche per la loro sicurezza. Come suggerito da Grazia Honegger Fresco nel suo libro “Da solo, io!” (pag 117) i limiti assoluti dati in seguito ad azioni pericolose vanno dati sempre nello stesso modo con fermezza e fiducia. Possiamo però offrire delle alternative, partendo dall’interesse del bambino. Se per esempio vorrebbe aprire il forno, possiamo predisporre uno sportello della cucina vuoto o con gli oggetto che il bambino o la bambina possano utilizzare in sicurezza, mostrandogli e sottolineando che quello spazio è per lui/lei.

L’ambiente della nostra casa può essere un grande facilitatore: predisporre degli spazi alla loro altezza ed oggetti che possano utilizzare in sicurezza (per esempio stoviglie, spazzolino da denti, asciugamano...) permetterà loro di sperimentare competenze ed autonomie in totale libertà.

Il sentirsi capace di fare da soli nutrirà la loro autostima e la fiducia in sé stessi!

Anche l’utilizzo di rialzi può essere utile per far arrivare bambini e bambine al lavandino o al piano della cucina. Esistono in commercio le cosiddette “Lerning Tower” che possono essere sostituite con una sedia (mettendo una sedia in angolo alla cucina e mettendo una seconda sedia vicino con lo schienale possiamo “chiudere lo spazio” e renderlo più sicuro) o una scaletta, sempre facendo riferimento alle competenze motorie raggiunte. Dobbiamo comunque anche in questo caso sentire noi di essere tranquilli nel vedere in alto il piccolo, per non trasmettergli ansia o la nostra insicurezza.

Ricordiamoci inoltre che chiedergli/le di partecipare non significa creare un piccolo aiutante in miniatura: il suo interesse, la curiosità, il suo desiderio di partecipare sono il perno su cui fare leva. Obbligare un bambino ad aiutarci può creare tensioni: talvolta desidera stare con noi nel modo che preferisce (per esempio facendo un altro gioco).

Ringraziamolo sempre!

Il bambino o la bambina deve sentire che il suo aiuto è per noi prezioso e non scontato, che lo riteniamo responsabile e capace! Cerchiamo (anche se è molto difficile) di non utilizzare troppo il termine “Bravo/a” in modo che non senta di essere “Bravo/a” solo quando ci aiuta, piuttosto utilizziamo frasi che vadano a sottolineare le sue capacità e il compito che ha appena svolto da solo! "Guarda, sei riuscito a fare questa cosa difficile", "Ottimo lavoro, sei davvero diventato competente!", "Sono proprio contenta/o che tu mi abbia aiutata/o!".



A cura di Dott.ssa Camilla Melchiori, Educatrice

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Bibliografia

  • Honneger Fresco G.; “Da solo, io!” Edizioni la Meridiana, 2018

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