Il Tempo per la famiglie: uno spazio di cura insieme
A cura di Camilla Melchiori, Counselor, Educatric e Formatrice e testimone di questa esperienza narrata.
E dopo nove mesi di attesa, trascorsi in un luogo caldo, cullato da un movimento costante, con il suono perpetuo e rassicurante di un battito del cuore che sempre lo accompagna, all’improvviso nasce un bambino: un essere umano così piccolo, così totalmente dipendente, con bisogni infiniti di contatto, di cura di presenza.

E dopo nove mesi di attesa, trascorsi ad immaginare come cambierà la sua vita, a leggere il più possibile, ad arrovellarsi su ogni acquisto perché possa essere comodo, utile, sfizioso, a non vedere l’ora di conoscere l’essere umano che sente dentro di sé,
all’improvviso nasce una madre: un essere umano così bisognoso di riconoscersi in questo ruolo, così forte e fragile, così concentrato sul su* bambin* da non ricordarsi di fare pipì.

E dopo nove mesi di attesa, trascorsi ad immaginare come sarà, il suo viso, le sue mani, la sensazione di tenerlo fra le braccia, all’improvviso nasce una diade: due esseri umani che devono imparare a conoscersi ma che si riconoscono al primo sguardo.
E così queste due nuove persone si guardano, si conoscono e iniziano a vivere così simbiotici e allacciati! E l’esperienza della maternità diventa intima, preziosa e unica.
Le madri sono tipe strane… a volte sembra che possano scalare una montagna con il loro piccolo infilato nel marsupio, a volte le trovi al mattino con le occhiaie che vorrebbero solo bere un caffè, non sanno decidere che body mettere a loro figlio, e vorrebbero SOLO qualcuno prendesse il timone della loro vita e le portasse allo step successivo (o almeno fino al pranzo).
O meglio questo è quello che ho provato io, quando è nato il mio secondo bambino! Avevo così voglia di godermi questa creatura, desideravo guardarlo e stare lì con lui… però i mesi passavano, le giornate mi sembravano sempre uguali, la vita un incessante circolo fra poppate, cambi di pannolino, pisolini… giornate piene e belle ma altrettanto alienanti e
faticose…
Poi un’amica mi ha detto: “Sono andata Al tempo per famiglia, non hai mai pensato di iscriverti?”
Ed ecco il là di cui avevo bisogno!
Il tempo per le famiglie
I tempi per le famiglie possono avere molti nomi: Cerchi di mamme (e, per fortuna, anche di papà), Spazi di ascolto, Spazi famiglia… sono luoghi pensati per vivere la socialità insieme, grandi e piccoli nello stesso momento, e per sperimentare giochi ed esperienze progettati in base ai bisogni di sviluppo e di gioco dei bambini e delle bambine, accompagnati da personale attento e qualificato.

Per i caregiver – madri, padri, nonni e nonne, babysitter, zie e zii – sono anche spazi di ascolto e confronto, dove condividere esperienze, dubbi e scoperte e trovare sostegno nell'accompagnare la crescita dei propri bambini e delle proprie bambine.
Ma io ci ho trovato molto di più: uno spazio vivo, un luogo di respiro, di emozione e ricco di umanità, colorato da esperienze diverse ma accumunate dallo stesso desiderio di essere lì, a guardarsi negli occhi a cercare di capirci qualcosa. Perché al contrario di molte frasi fatte che si leggono su quanto “una madre sappia”, come se la maternità donasse alle donne un super potere di onniscienza, l’unica cosa certa che sanno le madri che ho incontrato è che per la maggior parte del tempo non si sa proprio un bel niente.
"Sono andata al "Tempo per la famiglia" pensando di sapere poco dell’essere mamma e ne sono uscita con la consapevolezza di saperne davvero poco, ma che va benissimo così.” (F. con G.)

Nella mia esperienza, l’unica di cui mi sento legittimata a parlare, ho vissuta questo percorso di Tempo per la famiglia con altre madri, accumunate dal mio stesso desiderio di trovare uno spazio a misura nostra e delle nostre creature.
“Solo dopo essermi seduta tra donne, mie "pari", con un caffè in mano, aver perso di vista per cinque minuti la mia piccola gattonatrice sapendo che qualcun'altra ne avrebbe seguito le traiettorie, e aver percepito per la prima volta in mesi le spalle e le mandibole rilassarsi, in quel momento ho compreso che qualcosa non va.” (A e A)
La fragilità del nostro tempo
Le famiglie sono sempre più isolate, e il primo anno di vita del bambino questo pesa soprattutto sulle madri. L’assenza di un congedo paterno adeguato, se non parificato quanto meno maggiore di 10 giorni, fa si che la cura e l’accudimento del neonato ricade quasi totalmente su madri, che sono comunque delle “privilegiate”, se pensiamo che il “Bonus mamme” è stato esteso alle lavoratici con Partita Iva solo nel 2025. Senza entrare nelle ricadute politiche, nell’assenza di una presa in carico sociale, questo si traduce nella pratica in un esercito di donne che durante il puerperio sperimentano il non poter accedere a funzioni primarie senza avere l’orecchio teso, senza dover aspettare che il/la bambino/a dorma, in autonomia.
Quando è stata l’ultima volta che hai chiesto di andare, hai dovuto annunciare, hai dovuto organizzare, di andare in bagno, dopo il periodo delle scuole? Non è quindi una semplificazione dire che il Tempo ha rappresentato per me anche un momento dove poter abbassare la guardia e le antenne dell’attenzione, perché qualcun altra con me osservava il mio bambino, una mamma o un’educatrice; uno spazio dove mentre cullavo il mio bambino qualcun'altra preparava un luogo dove poi avrei potuto sdraiarlo.
Quanta leggerezza nella frase “Tu lo vedi da dove sei seduta??” mentre si mescola un caffè caldo, bevuto per la prima volta seduta.
“Ho bevuto tanti di quei caffè solubili, che fuori dal tempo mi farebbero pure schifo. Ma lì va tutto bene…..puoi provare. Non succede nulla. E così ho forse detto/fatto/provato cose nuove. Mi sono potuta fidare delle altre mamme e soprattutto delle educatrici. C‘è stato tanto affetto e comprensione. Nonostante ci si conoscesse così poco.” (F e G)

Ma Il Tempo per la famiglia rappresenta anche uno spazio a misura, in città dove pare che l’infanzia non la ricordi più nessuno, dove i bambini sono sempre più osservati come possibili disturbi, in strade che non risuonano più di pallonate o biciclette, ma spesso di auto e qualche parolaccia gridata dal finestrino. Questo invece è finalmente uno spazio dove i bambini possono trovare risposte ai loro bisogni e dove le madri possono finalmente portare questa nuova parte di sé, nata con il parto, che non hanno ancora avuto il tempo di conoscere e scoprire mentre accudivano il piccolo neonato.
“Mi sto rendendo conto, scrivendo queste righe , che scrivo quasi esclusivamente di me e cosa hanno dato a me questi incontri. Infatti per mia figlia il tempo è stato un bellissimo posto- ma per me era la possibilità, sapendola serena, di tornare un pochino su di me.” (F e G)
“E soprattutto e finalmente, altri bambini. Altre mamme. Come noi. Vicino a noi. Con la stessa bavetta da dentizione, una nottata difficile da raccontare, lo stesso dubbio da condividere e sciogliere insieme, ognuna per la sua esperienza diversa ed uguale.” (A e A)
Come descrivere sentirsi aspettati? Sentire che qualcuno aveva pensato a te, mentre tu avevi pensato a qualcun altro per tutta la notte? Come descrivere “vuoi un bicchiere d’acqua, aspetta te lo porto”? Come descrivere la Cura?
“Nessun orario fisso. Poche regole. Sedie piccole piccole, che si girano e diventano sgabelli se devi imboccare. Educatrici accoglienti, discrete, generose nell'insegnarci quelle canzoni che nessuna amica o parente ci ha trasmesso perchè sei la prima che ha preso il coraggio di fare un figlio” (A e A)

Uno spazio dove portare le fatiche , le preoccupazioni, le fragilità, la rabbia, ma anche la gioia, la leggerezza, una cosa divertente.
“Il Tempo è lo spazio che ci ha permesso di divertirci quando non ci bastava sentirci un disturbo, in una città dove allattare o cambiare un pannolino sono una sfida. È il luogo in cui finalmente ho compreso che la mia tristezza non era un sentire solitario, ma un grido silente di tante donne come me. È il posto in cui mia figlia si è sentita sicura e ha mosso i suoi primi passi. È il posto dove ho incontrato delle estranee - alcune poi diventate preziose amiche - che di fronte a quei passi hanno gioito con me.” AeA
Auguro a tutte le donne che avranno la possibilità, la fortuna di essere madri, che sceglieranno per sè stesse di intraprendere questo viaggio, di avere la fortuna che abbiamo avuto io e il mio bambino, di sperimentare un Luogo così caldo e accogliente,
che permette l’incontro con diversi professionisti che ampliano le proprie conoscenze, che sostengono emotivamente e concretamente in mattine che altrimenti sembrano non passare mai. Ma soprattutto un Luogo che permette di riscoprire sé stesse nello sguardo amorevole dell’Altro.

Nota:
Questo articolo parla della mia personale esperienza e porta con sé anche quella di altre donne che ho incontrano al Tempo per la Famiglia – Il Cerchio, (anche detto ColomBar), presso il Comune di Verona. Le loro voci sono contrassegnate dal corsivo, ed è a loro e alle loro voci che sono così estremamente Grata. Mi auguro di averle trasportate qui con tutta la cura che meritano. Un grazie anche a Martina Pinaroli, Educatrice e Pedagogista che ha tessuto i fili di questo tempo. E uno anche al Nescafè Cappuccino, che rimane la più incredibile e inaspettata scoperta.
