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L’importanza del Canto: dalla Pancia al Mondo

A cura di Dott.ssa Chiara Povoleri Tolomei, Psicologa, Educatrice e Operatrice certificata “Cantami o mamma”.

Cantare ai bambini è spesso un comportamento che genitori ed educatori hanno nel prendersi cura di loro. Apparentemente può sembrare un’azione istintiva, comune e naturale, ma questo non ci deve indurre a pensare che per questo sia un’esperienza di poco valore, anzi è proprio vero il contrario.

Il “bagno sonoro”

Prima di tutto bisogna essere consapevoli che uno dei primi sensi a svilupparsi nel feto, oltre al tatto, è proprio l’udito. Già a 8 settimane il feto ha un approccio tattile con i suoni, percependole come vibrazioni, dalle quali è costantemente massaggiato. Si parla appunto di bagno sonoro.

A 27 settimane il piccolo ha acquisito a livello subcorticale la percezione dei suoni, tanto da permettergli di rispondere in maniera differenziata alle varie stimolazioni acustiche provenienti dall’esterno.

A 35 settimane l’orecchio è completamente formato ed ha una udibilità pari a quella dell’adulto.

Oltre alla voce materna, che il bambino percepisce sia dall’interno che dall’esterno, è costantemente stimolato dai suoni dell’ambiente intrauterino (battito cardiaco, flusso sanguigno, suoni intestinali, i suoni della respirazione, ecc…), oltre che dai suoni provenienti dal mondo circostante.

Queste premesse sulle competenze del feto, fanno riflettere su quanto si possa iniziare a comunicare e relazionarsi con lui, fin dal periodo prenatale.

Il suono è….

Da vari studi scientifici è stato dimostrato come i bambini acquisiscano capacità di abitazione e di disabituazione ai suoni, dimostrando quindi come la memoria, seppur implicita sia già attiva e funzionale. Inoltre, i bambini distinguono la voce della propria madre da quella di un’altra donna, così come sanno distinguere perfettamente la voce della madre da quella del padre. Franco Fornari (psicoanalista) ha scritto: “In principio era il suono, e il suono era presso la madre, e il suono era la madre”. I bambini alla nascita dimostrano di preferire la voce materna, ad altre voci tra cui anche quella paterna, perché la memorizzazione delle sue caratteristiche è avvenuta già a partire dalla pancia, in maniera più massiccia.

Vari studi hanno dimostrato come la lettura di libri e il canto di canzoni, proposte al bambino durante la gravidanza, vengano riconosciute e preferite rispetto ad altre mai sentite prima della nascita.

Tutte queste evidenze scientifiche dimostrano le capacità e le competenze del periodo prenatale, oramai ampiamente riconosciute dalla scienza, ma ancora troppo sottovalutate.

La voce ed il canto influenzano direttamente la relazione che si instaura con il bambino durante i primi anni di vita. Il canto è uno strumento ludico-musicale importantissimo, con un potenziale comunicativo, da un punto di vista emotivo ed affettivo, enorme.

Per Gianni Rodari la voce “comunica tenerezza, che scioglie i nodi dell’inquietudine, che fa svanire i fantasmi della paura”. Abbiamo uno strumento eccezionale su cui poter fare affidamento nella relazione con i nostri bambini.

Secondo Roberto Goitre “Il canto popolare infantile offre al bambino un vasto e progressivo repertorio di esercizi in forma ludica, atti a sviluppare il suo senso musicale, ma anche altre facoltà psico-intellettive utili all’apprendimento, alla competenza linguistica, alla percezione, alla logica, alla concentrazione, alla prontezza dei riflessi, alla memoria, all’analisi e alla sintesi, al coordinamento psicomotorio, fino all’interiorizzazione del ritmo e del suono”.

Questo fa molto riflettere su quanto il canto sia sottovalutato, ma in realtà, seppur nella sua semplicità, nasconde infinite possibilità di sviluppare competenze utili per il bambino anche in periodi successivi della sua vita ed in aree che sembrano così distanti dalla musica e dal canto.

Relazione e socializzazione

Cantando inoltre, si pongono le basi per l’intersoggettività e la competenza sociale. L’adulto modula l’interazione con il bambino, sintonizzandosi emotivamente ed affettivamente con lui, rispecchiando quello che sta vivendo nel qui ed ora, dando un significato rassicurante all’esperienza. Per Daniel Stern “la mamma e il bambino che giocano insieme, forniscono un esempio assai diverso di come si forma l’attaccamento, poiché a differenza dell’allattamento, il gioco non ha alcuno scopo pratico…. l’ unico obiettivo è il divertimento reciproco”. Ad oggi sappiamo che il gioco non è solo divertimento, ma attraverso di esso il bambino scopre e sperimenta il mondo.

John Bowlby ritiene che l’ascolto della voce materna da parte del neonato sia una delle prime manifestazioni del legame di attaccamento durante il primo mese di vita. L’adulto di riferimento è la specchio sonoro (Didier Anzieu, psicoanalista) il quale rimanda al bambino l’immagine di sé affettivamente connotata, contribuendo così alla costruzione del Sé Neurofisiologico (la rappresentazione che il bambino ha di se stesso come organismo capace di recepire ed emettere risposte adeguate) e successivamente la definizione del Sé Mentale (la rappresentazione di sé come di un essere pensante). Al contempo il canto fa sì che gli adulti si sentano competenti nell’accudimento, generando un circolo virtuoso di emozioni, affetti, vissuti e identificazioni positive reciproche.

Dopo questo excursus… siamo proprio sicuri che non valga la pena cantare per i bambini?

Secondo il mio parere, ne vale la pena sia da genitori che da educatori, non perché i bambini imparino qualcosa, ma per arricchire la relazione che abbiamo con loro.

Perciò auguro a tutti voi un buon canto!

“L’amore materno (e quello delle altre figure di attaccamento) verso il proprio bambino è importante per il suo benessere mentale, così come le vitamine e le proteine sono importanti per il suo benessere fisico”.

John Bowlby

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche Arti Visive: Necessità e Bisogni di un’educazione per e con i bambini.!

Bibliografia

  • Stern D., “Le interazioni madre-bambino nello sviluppo e nella clinica”, Raffaello Cortina, Milano, 1998.
  • Goitre R. e Seritti E., “Canti per giocare “, Edizioni Suvini Zarboni, Milano, 1980.
  • Fornari F. “Psicoanalisi della musica”, Longanesi, Milano, 1984.
  • Nardi M. T., “Cantami o mamma”, Mentalfitness publishing family, Milano, 2017

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