Blog
Ott 29

La Materia come Risorsa Educativa: materiale destrutturato e pensiero divergente

Abitiamo un contesto, il nido e la scuola dell’infanzia o se vogliamo, genericamente la scuola, che è materia: quella del corpo degli adulti e dei bambini e bambine, quella degli edifici in cui le singole istituzioni si collocano, quella degli arredi con cui vengono allestiti gli ambienti (includendo anche il giardino), quella dei materiali che compongono gli spazi.

Monica Guerra, nel suo libro Materie intelligenti, propone l’idea che accolgo in toto, che tale complessità si definisca “intelligente”, non neutra: perché a prescindere suggerisce, favorisce o impedisce azioni – e anche pensieri – da parte di chi la vive. Influisce anche quando è poco pensata ma le possibilità della materia esplodono quando attraverso di essa prendono forma le scelte di educatori ed insegnanti consapevoli ed intenzionali.

Per “aiutarci” nel processo di consapevolezza interessa qui discutere e proporre una parte specifica, e forse ancora piuttosto trascurata, relativa a quei materiali non consueti nell’utilizzo quotidiano, che per le loro caratteristiche, possono essere identificati come materiali non strutturati, cioè materiali non orientati ad un utilizzo unico e predefinito, ma che suggeriscono combinazioni aperte e che prevedono una possibilità di azioni flessibili e composite.

Possiamo, in questo contesto, distinguere tre tipologie specifiche:

  • i materiali naturali che si trovano presenti in natura e che sono contrapposti a quelli artificiali, frutto dell’intervento dell’uomo;
  • i materiali di recupero, cioè quelli artificiali già utilizzati e che hanno raggiunto il termine del ciclo di utilizzazione per quel che riguarda la loro funzione originaria;
  • i materiali di scarto industriale, cioè materiali artificiali originati come surplus al termine di un processo produttivo, come resti di altri prodotti o come errori di produzione.

materiale educativo

Quindi, per “non strutturati” intendiamo quei materiali appartenenti ad un gruppo estremamente eterogeneo al suo interno, perché “…se per materiali vogliamo indicare tutto ciò con cui si fa qualche cosa, che serve a produrre, a inventare, a costruire si dovrebbe parlare di tutto ciò che ci circonda…” (R. Bodei, La vita delle cose), appartenenti al contesto quotidiano e non realizzati con un fine didattico particolare e quindi aperti ad una vasta gamma di possibilità combinatorie, tra di essi e con il contesto. Tali materiali per le caratteristiche di non strutturazione e conseguente flessibilità d’uso, sono estremamente aperti alla progettualità adulta e all’utilizzo anche divergente da parte di bambini e bambine.

L’importanza degli oggetti e dei materiali, e di questi non strutturati in particolare, è stata ampiamente discussa nell’ambito della riflessione pedagogica e sempre più si afferma come elemento fondamentale nell’azione educativa e didattica proposta per tutta la fascia 0-6 e anche nella Scuola primaria.

Tale rilevanza è data in ragione delle possibilità che offrono di compensare la riduzione di esperienze dirette dei bambini di oggi e di rendere disponibile alle loro mani una materia potente in grado di sollecitare le loro intelligenze non solo virtualmente.

L’incontro tra natura e tecnologie, quando mediato da mani e occhi sapienti, amplifica lo sguardo. Così, “la tecnologia non tiene lontano l’uomo dai grandi problemi della natura, ma lo costringe a studiarli più approfonditamente” Antoine de Saint Exupery

La ricerca pedagogica e la letteratura danno ampia rilevanza alle ricadute relativamente alle tipologie di esperienze sollecitate dall’utilizzo di materiali non strutturati, sintetizzabili in esperienze di esplorazione e ricerca, formulazione di ipotesi, risoluzione di problemi, alle forme di gioco promosse (simbolico, narrativo, costruttivo…), agli apprendimenti sostenuti in ambito linguistico, scientifico, matematico, artistico, corporeo, e alle competenze favorite circa l’autonomia, la creatività, al lavoro in gruppo.

materiali

Il materiale non strutturato, artificiale o naturale che sia, permette a bambini (e adulti) di fare esperienza, in contesti indoor e outdoor. E se consideriamo la definizione di “cosa” di Heidegger “…un pezzo di legno, una pietra, un orologio, una palla, un’asta, una vite o un filo di ferro […]. Parliamo delle molte cose che sono in un campo estivo, le erbe, gli ortaggi; le farfalle e i coleotteri…”, possiamo renderci conto che le cose pervadono la nostra vita, rendendo in qualche modo vana la distinzione tra artificiale e naturale.

L’attenzione alla matericità dell’esperienza educativa vuole prendere le distanze da una dimensione che intende il sapere come prioritariamente astratto e l’insegnante come colui che lo detiene, scegliendo di fare spazio alle azioni intelligenti dei gruppi di bambini e dei bambini singoli. Questo grazie alla presenza di oggetti e materiali capaci di farsi mediatori di una conoscenza non meno reale, ma che sa costruirsi attraverso percorsi meno formali in un dialogo reciproco tra contesto, inteso in senso ecologico e come luogo di esperienza da un lato e l’apprendimento dei bambini dall’altro.

I materiali si mostrano come risorsa capace di tradurre in pratica un modo di fare scuola che promuove l’azione esplorativa di bambini e bambine e di un approccio costruttivista, che tende alla costruzione condivisa della conoscenza, per creare contesti competenti, in grado di raccogliere le potenzialità di ognuno. Realtà educative, come il nido e la scuola dell’infanzia, in grado di rispondere alle intelligenze vivaci dei bambini, con offerte e richieste alla loro altezza.

“Il valore che la natura rappresenta per l’esistenza umana non è cosa che possa essere insegnata, deve essere appresa attraverso il coinvolgimento diretto di tutta la persona, così che il rapporto con la natura sia tessuto dalla mente e dal cuore, dalla ragione e dalla emozione.”  L. Mortari

Buona progettazione!

sassi 6

A cura di Dott.ssa Daniela Piccoli, Formatrice Atelierista ed Educatrice.

SPUNTI BIBLIOGRAFICI

  • Bodei R. 2009, La vita delle cose, Ed. Laterza, Roma-Bari
  • Bruner J. 1988, La mente a più dimensioni, Ed. Laterza, Roma-Bari
  • Chisolini S. 2016, Pedagogia della natura. Pensiero e azione nell’educazione della scuola contemporanea, Ed. Franco Angeli, Milano
  • Cagliari P. art. Costruire un curricolo 0/6: un’occasione per definire significati e concetti trasversali,  in I quaderni di Zeroseiup n°3, pag 16
  • Contini  M., 1992, Per una pedagogia delle emozioni, Ed. La nuova Italia, Firenze
  • Guerra M. (a cura di), 2017, Materie intelligenti, Ed. Junior, Parma
  • Guerra M. (a cura di), 2015, Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura, Ed. Franco Angeli, Milano
  • Gandini L. Edward C. Forman G. 1995, I cento linguaggi dei bambini, Ed. Junior, BG
  • La Cecla F. 1998, Non è cosa. Vita affettiva degli oggetti, Ed. Elèuthera, Milano
  • Mantovani S. Silva C. Freschi E. (a cura di), 2016, Didattica e nido d’infanzia. Metodi e pratiche d’intervento educativo. Ed. Junior, Parma
  • Mortari L. 2001, Per una pedagogia ecologica. Prospettive teoriche e ricerche empiriche sull’educazione ambientale Ed. La nuova Italia, Firenze
  • Restelli B., Giocare con la natura. A lezione da Bruno Munari, Le Comete Franco Angeli, Milano, 2019

Il Circo della Farfalla propone il Laboratorio “Natura e Riuso-Atelier Creativo”. Informazioni più dettagliate nel link sottostante:

Natura e Riuso: Atelier Creativo 0-6