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Insegnanti, Educatori

Atelier Aperto: Ripensare gli Spazi e Innovare i Contesti Educativi.

A cura di Dott.ssa Daniela Piccoli, Formatrice Atelierista ed Educatrice

Alfabeto Pandemico

Come sta cambiando la nostra percezione dello spazio comune in questo periodo di isolamento? E quale direzione stiamo prendendo adesso che ci sentiamo in qualche modo nella fase successiva? “Dopo” vuol dire quando si potrà ricominciare a darci la mano e a riunirci, a stare insieme, a stare in gruppo in modo sereno, a ritrovare una dimensione comunitaria…

Perché proprio ora rinunciare ai rilanci fantastici e alle visioni utopiche, ad un mercato dei sogni? Sembra strana questa domanda a cui cercherò di rispondere attraverso questo scritto. Il desiderio più grande è offrire uno spazio per attivare “nuove traiettorie di navigazione” che si dipaneranno lungo questo tempo di attesa, perché nessun vocabolario è utile se lo parla una persona sola! Parte da una consapevolezza individuale ma ha bisogno di dialogo, di comunicazione… pongo attenzione alle parole, magari trovando quelle giuste per cercare di dare un nuovo senso a quello che verrà. Avere le parole ”dopo” significherà avere nuovi strumenti di lettura del reale, nuovi immaginari, quindi nuove azioni.

Il momento che stiamo attraversando ci costringe a ripensare ai modelli di riferimento precedenti, rivisitarli alla luce dei nuovi interrogativi emergenti; l’invito è di non guardare indietro ma avanti…ripercorrendo il passato, riflettendo nel presente in una sorta di “chiamata pubblica”, in uno scambio collettivo per esplorare un sogno di futuro trasversale che, non ultimo, coinvolge la bellezza e la fragilità del pianeta Terra e la nostra responsabilità verso di essa. Responsabilità che si declina, dal mio punto di vista…sentendoci OSPITI.

Forse il “guardare avanti” ci ricollega immediatamente con una necessità di rallentamento ed una di APERTURA, che ci permette di pensare che in fondo il rallentare è un regalo, perché ci consente di riconnetterci con l’essenziale che è dentro di noi per ritornare più forti. 

ATELIER APERTO: “NOT ALL CLASSROOMS HAVE FOUR WALLS”

“Trasferire piante dal giardino dell’arte alla terra straniera del sapere per poter individuare i piccoli cambiamenti di colore e di forma che in tal modo si manifestano. La cosa più importante è la delicatezza nell’afferrare, la cautela con cui l’opera viene rimossa con le sue radici, che poi vanno ad arricchire il terreno del sapere. Il resto viene da sé, poiché nell’opera stessa sono contenuti quei pregi che soli dovrebbero chiamarsi critica nel senso più alto.” Walter Benjamin

Il titolo, Atelier aperto, vuole porre l’accento sul concetto di APERTURA, intesa come costruzioni di possibilità dell’individuo di relazione ad un contesto usufruendo di incontri molteplici.

Le parole di Sabrina Bonaccini, pedagogista, invitano ad una riflessione: “Le aule dovrebbero essere sempre meno auditorium e sempre più un laboratorium”. Tullio De Mauro, nel suo La cultura degli italiani, indica il necessario cambiamento per la scuola italiana segnalando come “punto di eccellenza planetario” i Nidi e le  Scuole dell’Infanzia progettate da Loris Malaguzzi a Reggio Emilia. L’idea dell’aula laboratorio supera i confini dei Servizi per l’infanzia e, ben radicata nella migliore pedagogia, si pone come modello ideale per superare le barriere tra cultura intellettuale e tecnica, per legare la formazione del pensiero alla manualità e alla materia. La tradizione progressista, in anni non lontani ha curato questa idea attraverso teorie e sperimentazioni, oltre a Loris Malaguzzi vale la pena di ricordare Mario Lodi, Bruno Ciari, Bruno Munari, Gianni Rodari.”

Credo valga davvero la pena ripartire dagli insegnamenti di questi Maestri, soprattutto oggi che la loro eredità tende ad essere messa in secondo piano dal ritorno di modelli arretrati o solo dalla loro mancanza: laboratori dove far crescere creatività e immaginazione. Considerando queste facoltà basilari per lo sviluppo dell’essere umano, come sostiene Munari, per promuovere una società più libera e civile; per sviluppare forme espressive, ma anche per coltivare predisposizione alla tecnica e alla scienza, incontrando e superando una delle difficoltà di genere più diffuse.

L’ATELIER rappresenta ancora un contributo alla rottura di quei rigidi schemi pedagogici, che considerano l’educazione espressiva secondaria rispetto all’insegnamento canonico, rendendo attive le mani, la testa e le emozioni di bambini e di adulti . L’atelier contribuisce a sostenere l’idea di bambino ricco di risorse e interessi, interattivo, curioso, desideroso di porsi in relazione e costruire la propria conoscenza, che si muove all’interno dell’approccio socio-costruttivista. Un’idea di bambino competente sin da piccolissimo.

Progettare l'Atelier

L’atelier potrebbe posizionarsi come riferimento nuovo per i Servizi per l’infanzia e per la Scuola come:

Spazio creativo;

Comunità in dialogo;

Sistema esperienziale aperto e diffuso;

Oggi le più recenti teorie sull’apprendimento ci confermano in questa visione e lo propongono come il prodotto della costruzione attiva dell’individuo: ha la caratteristica di essere situato, cioè riferito ad un preciso contesto sociale e culturale, pur restando sempre in relazione ad altri contesti. Si impara in azione (in una situazione o contesto che sollecita, che ha significato per l’individuo, in un contesto che presenta ostacoli che la persona possa superare). L’apprendimento è il frutto di particolari forme di collaborazione e negoziazione sociale, le conoscenze, le abilità e le competenze degli individui sono usate ed in continua rielaborazione all’interno della comunità ed ulteriormente ri-definite in altri contesti sociali e culturali.

In ambiente di apprendimento ci si avvale di TUTTI quegli strumenti che possono amplificare la ricerca, la comunicazione reciproca e la collaborazione. La scuola dovrebbe assomigliare ad un laboratorio, con spazi e tempi flessibili, adatti a far svolgere esperienze attive, che abbiano senso per gli attori, che lascino loro una certa libertà di movimento, fisico e mentale. La scoperta e la rielaborazione si configurano come dei processi altamente complessi e multi-dimensionali (le dimensioni coinvolte sono emotive, affettive, sociali, cognitive, motivazionali, meta-cognitive). In didattica assistiamo ad un cambio di paradigma dal come si insegna (teaching) al come si impara (learning). Gli obiettivi in questi contesti dovrebbero essere ora più che mai progettare, allestire, gestire e valutare “ambienti” EFFICACI all’apprendimento. Quindi, la didattica laboratoriale si caratterizza nell’essere:

“Un contesto educativo, in cui il soggetto diventa protagonista attivo del proprio apprendimento. Dal laboratorio classico, all’aula, all’aperto.”

L’insegnante/educatore progetta e predispone l’ambiente attraverso setting fisici, materiali, virtuali, relazionali e temporali. Diventa facilitatore di singoli e gruppi, offre feed-back, favorisce scambi costruttivi, da “primo attore” a regista. La comunicazione all’interno del gruppo assume il carattere del dialogo: è reciproca, prevede uno scambio attorno a problemi posti, nasce dall’ascolto dell’altro e dalla certezza di essere ascoltati, dallo sforzo di capire e di farsi capire. Il clima è collaborativo, cioè viene valorizzata la presa in carico collettiva dei problemi, la condivisione di responsabilità, il rispetto e la valorizzazione degli apporti e delle risorse di tutti.

ATELIER: luogo di ricerche plurime

C’è sempre più l’esigenza di progettare spazi educativi che siano disponibili ad accogliere e sostenere la complessità delle esperienze cognitive ed espressive di bambini e bambine. E’ importante creare le condizioni di apprendimento di ricerca che si alimentino di contaminazioni ed ibridizzazioni tra i differenti saperi, esperienze e situazioni. Loris Malaguzzi ha definito l’ambiente come forza animatrice di spazi e relazioni, intendendo una visione in cui i luoghi, interni ed esterni alla scuola, si aprono e si rendono disponibili a rispecchiare la complessità del territorio e della cultura contemporanea. Si amplifica in questo modo il concetto architettonico di spazio verso la pluralità di esperienze sensibili, in uno spirito di contaminazioni di saperi ed esperienze trasversali.

Riconoscere il valore dell’ATELIER all’interno del PROGETTO PEDAGOGICO significa valorizzare il ruolo dei molteplici linguaggi e dell’estetica nei processi di conoscenza di adulti e bambini e nella vita in genere, secondo una concezione laica della creatività che non ha a che fare con competenze straordinarie ma come una possibilità che deve essere praticata nella quotidianità per volgere lo sguardo al mondo. Questo permette di sollecitare molteplicità tematiche, intrecci tra linguaggi diversi, progetti trasversali e contaminazioni, tra il mondo artificiale e il mondo naturale, tra MATERIALI STRUTTURATI e NON , di RIUSO…per creare una tastiera ricca di offerte che consenta di  estendere gli spazi di ricerca! Per facilitare l’apertura verso l’espressività, i linguaggi poetici, la contemporaneità, la multi-disciplinarietà: in altre parole, IL FUTURO.

ATELIER: spazio di vita della quotidianità

Uno spazio di vita che si presta ad essere pensato progettato e organizzato per accogliere i tempi, le ricerche, le curiosità, le invenzioni e le narrazioni di tutti coloro che contribuiscono a costruire il progetto educativo.

L’atelier diviene oltre che un luogo fisico un luogo mentale, una predisposizione del pensiero, dove si amplifica la ricerca della bellezza, l’incontro tra differenti linguaggi. Diviene un approccio alla complessità che si alimenta attraverso le esperienze, uno spazio di vita quotidiana pensato per accogliere i linguaggi espressivi e comunicativi ed è progettato per dare voce e valorizzare i molteplici linguaggi che appartengono ai bambini, ma più in generale all’essere umano. Paesaggi cromatici equilibrati, ricchezze percettive, armonie, allestimenti ricchi si offrono come esperienza concreta di esplorazione e di sperimentazione, connotando l’atelier come luogo articolato che parla, racconta e comunica con gli altri spazi del nido e della scuola dell’infanzia – DENTRO E FUORI.

FARE ATELIER SEMPRE-Diffuso quotidiano

Il Nido/Scuola possono essere laboratori permanenti, luoghi di ricerca individuale e di gruppo che possono offrire ad ogni soggettività l’opportunità di costruire le proprie conoscenze  favorendo incontri e sinergie.

Atelier come spazio flessibile, dove la complessità è data dalle varietà dei soggetti coinvolti e dei temi investigati dentro una relazione trasversale tra adulto e bambino, bambino e bambino, bambino e ambiente, adulto e ambiente. Questo spazio polifunzionale deve essere in grado di essere modificato attraverso il pensiero e l’agito quotidiano di adulti e bambini, un luogo che si trasforma e si articola in base alle esperienze bambini ed adulti condividono ogni giorno.

Il Nido e la Scuola dell’Infanzia sono per loro natura sistemi aperti che si alimentano attraverso opportunità di confronto tra le molteplici parti che partecipano a costruirne l’identità. Ritengo che lo spazio fisico dell’atelier debba essere APERTO, capace di trattenere le tracce di chi lo attraversa e in grado di accogliere e valorizzare tutti i soggetti che condividono l’esperienza educativa, per accrescere il senso di appartenenza al progetto e al luogo stesso.

Un’accurata articolazione dei temi, dell’organizzazione degli spazi e dei tempi, consente di vivere l’atelier come luogo in grado di accogliere forme plurime di partecipazione e aggregazione di adulti e bambini, tesi alla scoperta della loro identità e delle loro espressività attraverso, ad esempio il lavoro a piccolo gruppo, i laboratori con i genitori…

MIO, TUO, NOSTRO: Bambini, Genitori e Insegnanti

PENSATO, ORGANIZZATO, FLESSIBILE, POLIFUNZIONALE, DEMOCRATICO, APERTO, COLLETTIVO  

Apprendere, abbiamo sottolineato, è un processo di costruzione attiva della conoscenza da parte del bambino e si alimenta attraverso contesti che sostengono la spontanea curiosità, gli interessi, la possibilità di avvicinamento personali di ogni soggetto in relazione ai materiali. All’interno dell’ambiente Nido e Scuola dell’Infanzia convivono materiali differenti, strutturati (materiali didattici, giocattoli…) e non strutturati; entrambi costituiscono un’opportunità per attivare competenze legate ai differenti campi di esperienza; incrementando un pensiero creativo sempre più astratto e simbolico e concorrono nel favorire il processo di conoscenza.

Può rivelarsi interessante “costruire”, con la collaborazione delle famiglie, alcuni giochi in relazione alle esperienze quotidiane che i bambini compiono al Nido o alla Scuola, tenendo intrecciate la partecipazione e la didattica, in un approccio alla conoscenza che si alimenta del confronto, rendendo protagonisti attivi. Vogliamo pensarlo come spazio flessibile per i soggetti coinvolti e i temi investigati, luogo abitato quotidianamente, dimensione pervasiva del Nido e della Scuola, pensiero diffuso ed esteso alla pluralità delle esperienze.

Atelier possibili

  • All’aperto (naturale-ecologico);
  • Sonoro;
  • Luce;
  • Grafico pittorico;
  • Teatrale;
  • Costruttivo;
  • Narrativo e...

 ….tutte le contaminazioni possibili tra linguaggi! Quindi anche intrecci, combinazioni e mini-atelier. Questo crea un valore aggiunto alla qualità delle esperienze offerte a bambini e bambine. Solitamente è uno spazio ricavato all’interno della stanza di riferimento, che arricchisce di possibilità il quotidiano. I mini- atelier si caratterizzano per la loro flessibilità, per la connotazione dei contesti variabili in base all’età dei bambini che li abitano e dei progetti in atto. Sono un luogo raccolto, dove i bambini possono trafficare ed esplorare individualmente o a piccoli gruppi, consentendo di sostare quotidianamente dentro a zone di approfondimento. Le ricerche diventano patrimonio facilmente condivisibile con altri: le esperienze si arricchiscono di circolarità essendo trasportabili in atelier all’aperto, e viceversa (quindi oggetti o materiali che sono appartenuti ad una ricerca soggettiva all’esterno possono essere sperimentati da più bambini all’interno).

Materiali in gioco

Il progetto “atelier” servendosi della qualità trasformativa dell’arte si propone di dedicare tempo a se stessi e alla sperimentazione della propria creatività, offrendosi come veicolo per un miglioramento delle condizioni emotive e psichiche, promuovendo un miglioramento delle condizioni di ben-essere attraverso la scoperta delle potenzialità artistiche intrinseche dei materiali più semplici.

Loris Malaguzzi credeva nei linguaggi poetici/artistici (arti visive, danza musica letteratura, architettura) riconosceva loro la capacità di anticipare i tempi e di catturare l’essenza e la natura profonda delle cose. L’atelier sostiene, partendo proprio dal Nido, l’importanza dei linguaggi espressivi artistico/poetici, ritenendoli importanti filtri di approccio di ascolto degli altri e delle cose del mondo e i più capaci di tenere insieme razionalità, immaginazione, sensibilità, creatività, espressività e la dimensione estetica. In ogni disciplina c’è una presenza poetico espressiva anche in quelle che paiono più lontane, la matematica, la chimica e in qualche modo questo spazio diviene il garante di queste potenzialità espressive riuscendo a farle emergere. L’atelier diviene un tramite per costruire ponti tra esperienze e linguaggi differenti, anche con l’arte e la contemporaneità in un progetto pedagogico che lavora sulle connessioni e non sulle separazioni.

“Vogliamo” negare l’esclusività di una materia per l’intera costruzione d’un insieme scultoreo. Affermare che anche venti materie possono concorrere in una sola opera allo scopo dell’emozione plastica. Ne enumeriamo alcune: vetro, legno, cartone, ferro, cemento, crine, cuoio, stoffa, specchi, luce elettica…”

Umberto Boccioni. Manifesto della scultura futurista, 1912

Sguardo alla contemporaneità, come ascolto attento e sensibile al contesto sociale e culturale attuale.

Intendiamo l’ Arte contemporanea come la volontà di artisti di questo tempo di interpretare, attraverso una revisione del processo creativo, le ricerche scientifiche e tecnologiche insieme alle più attuali riflessioni filosofiche sull’uomo. Infatti, lo slancio futurista nasce all’inizio del secolo scorso, partendo da un interesse rinnovato per i materiali nell’arte, non più solo legato a quelli tradizionali scultorei ma attento ad accogliere nuove materie. I materiali irrompono, assumono valore espressivo: oggetti vari, insoliti, innovativi che nel corso del ‘900 si affiancano e sostituiscono i tradizionali mezzi del fare arte.

Iniziando dal futurismo, cubismo, dadaismo, costruttivismo, fino ad arrivare ai movimenti concettuali degli anni settanta e alle sperimentazioni contemporanee, i materiali sono oggetti di ricerca, di rielaborazioni, di studi approfonditi e di momenti di passionali associazioni.

Qui ci si spiega l’interesse in atelier verso l’ ARTE contemporanea, CHE SI INTERROGA SUI MATERIALI UTILIZZABILI COME COMUNICATIVI.

Parlare di oggetti vuol dire offrire una molteplicità di possibilità che nelle mani curiose e ricercatrici dei bambini e delle bambine si animano di nuove vite, storie e progetti.

Come adulti forniamo le forme, gli strumenti a cui i bambini danno nuove identità, essi si accostano ai materiali e le esplorazioni che compiono non sono mai scontate, mettono in atto soluzioni originali, idee insolite e strategie inaspettate;  l’imprevedibilità delle loro associazioni, la capacità di spostare il punto di vista e di offrire nuovi immaginari consentono ogni volta di esprimere forme originali di conoscenza.

I materiali di riuso, non strutturati, debbono essere presenti negli atelier, nei mini-atelier e nelle sezioni suddivisi per tipologia, colore, seguendone e rispettandone le identità. Possono essere così letti e raccontati dai bambini che costantemente ci dimostrano il piacere della scoperta e della sperimentazione.

L’atelier ha prodotto la possibilità di avere più punti di vista sulle cose: la materia nell’approccio dei bambini diventa soggetto di relazione e i bambini sono ricercatori nell’azione di conoscere. Il colore è soprattutto importante per le sue tonalità; la luce nelle sue intensità modifica fortemente i contesti; la tecnica diventa anch’essa un linguaggio espressivo e il corpo e i suoi gesti ne possono far parte; i sensi debbono essere tenuti attivi perché importanti filtri di conoscenza di se e del mondo e il bello, la scelta estetica non vengono considerati un’ optional ma una necessità del pensare del vivere e del conoscere.

Questi aspetti hanno creato e continuano ad alimentare piccole rivoluzioni nella scuola e nell’apprendimento.
Desidererei creare un’occasione di positiva contaminazione sul tema dell’ATELIER e della creatività, di delineare percorsi di atelier possibili, nella logica che la molteplicità degli sguardi e, soprattutto l’intreccio delle competenze e delle relazioni, possano portare a una visione d’insieme più ricca e profonda sul tema.

“Nonostante tutto, è lecito pensare che la creatività, come conoscere e stupore del conoscere…possa essere il punto di forza del nostro lavoro, nella speranza che essa possa diventare una normale compagna di viaggio nell’evoluzione dei bambini” Loris Malaguzzi

Bibliografia:

  • Bonaccini S., Materiali in gioco. Contesti, allestimenti, ricerche. 2018, a cura di S. Bonaccini, Ed. Junior, Parma
  • Cagliari P. art. Costruire un curricolo 0/6: un’occasione per definire significati e concetti trasversali, in I quaderni di Zeroseiup n°3, pag 16
  • Guerra M. (a cura di), 2017, Materie intelligenti, Ed. Junior, Parma
  • Guerra M. (a cura di), 2015, Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura, Ed. Franco Angeli, Milano
  • Gandini L. Edward C. Forman G. 1995, I cento linguaggi dei bambini, Ed. Junior, BG
  • HoyuelosA., 2014, El pensamiento y obra pedagogica de Loris Malaguzzi y su ripercusion en la education enfantil,  tesi di dottorato europeo di Alfredo Hoyuelos, Ed Spaggiaro S.p.A, Parma (tr. F. Davoli).
  • Rogoff B. 2006, Imparando a pensare. L’apprendimento guidato nei contesti culturali, Ed. Raffaello Cortina. MI
  • Reggio Children – Project Zero, 2009, Rendere visibile l’apprendimento, bambini che apprendono individualmente ed in gruppo. Ed. Reggio Children, Reggio Emilia
  • Reggio Children, 2011, Lo stupore del conoscere. I cento linguaggi dei bambini. Ed. Reggio Children, Reggio Emilia
  • Reggio Children, 2007, BAMBINI, ARTE, ARTISTI, i linguaggi espressivi dei bambini, il linguaggio espressivo di Alberto Burri.Ed. Reggio Children, Reggio Emilia
  • Rogoff B. 2003, La natura culturale dello sviluppo, Ed. Raffaello Cortina, Milano

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